La V Ripartizione del Comune di Trani, in collaborazione con l’Associazione “Obiettivo Trani” e la Società di storia patria, sezione “Benedetto Ronchi” di Trani, ha programmato per venerdì 8 giugno alle 19, nella Biblioteca comunale “Giovanni Bovio” una conferenza su
Un moralista tranese del Seicento. Torquato Accetto: “La dissimulazione onesta”
Relatore Franz Brunetti, professore emerito dell’Università degli Studi di Pavia. Introduce il prof. Domenico di Palo.
Scrittore elegante e riservato, Torquato Accetto esprime nel suo Trattato il disagio di un intellettuale in una società in cui il potere e le differenze sociali non consentono la libera espressione del pensiero: la verità non può essere dichiarata alla luce del sole e va protetta con il velo della dissimulazione, che, ispirata da buone intenzioni, sia onesta.
La sua biografia è piuttosto scarsa. Fino agli ultimi anni del secolo scorso autorevoli storici ed eruditi lo davano per napoletano: così Benedetto Croce, alla cui scoperta si deve pur essere debitori, così prima ancora il biografo Camillo Minieri Riccio.
Si collegava la sua famiglia ad altri Accetto, nobili anch’essi, di Massa Lubrense, anche se Croce nel 1931 ricavò da un documento bancario del 1618 che il nostro Accetto “era ai servigi del Duca di Andria Carafa”. Nel 1983, finalmente Salvatore Nigro, affermò con decisione di avere documenti rinvenuti nella sezione tranese dell’Archivio di Stato, dai quali si può dedurre che era nato a Trani e che la sua famiglia era di nobile e antico casato di origine andriese.
Il resto della sua esistenza ci porta a Napoli, dove visse nella cerchia dell’Accademia degli Oziosi, fondata da Giovan Battista Manso, protettore e amico di Torquato Tasso. E proprio allegata alle sue Poesie nomiche v’è una canzone encomiastica di Torquato Accetto.
Di queste, per così dire, disattenzioni storiche è stato spesso vittima l’Accetto: negli Scrittori d’Italia di Gian Maria Mazzuchelli (1753) è dedicata a lui solo una decina di righe: ben poca cosa a confronto con le pagine dedicate invece al suo conterraneo Giuseppe Battista, anche lui dell’Accademia degli Oziosi.
Al contrario delle sue Rime amorose – pubblicate a Napoli nel 1621, nel 1626, nel 1638 e da ultimo nel 1987 -, della Dissimulazione onesta del 1641 non si è avuta più notizia fino a quando nel 1926 non ne ha ritrovato il testo Benedetto Croce e nel 1928 uscì una sua edizione fuori commercio in memoria dell’editore Luigi Laterza.
Sembra così risvegliarsi il ricordo di Torquato Accetto e del suo trattato: nel 1930 la Dissimulazione onesta ricompare nel volume, curato da Benedetto Croce e Santino Caramella, Politici e moralisti del Seicento della collana laterziana “Scrittori d’Italia”.
Goffredo Bellonci nel 1943 la ripubblica aggiungendo alcune delle Rime amorose, di cui Carlo Muscetta scrisse una argomentata recensione sulla rivista “Il Primato”, che ora si può leggere nella raccolta di suoi scritti Realismo, neorealismo, controrealismo (Milano, 1976).
Questo lungo e accidentato viaggio editoriale giunge al termine, quando Salvatore Nigro comincia a curarne ben tre edizioni con differenti apparati critici e prefazioni: nel 1983 e 1990 per l’editore genovese Costa & Nolan, con articolata presentazione di Giorgio Manganelli, e nel 1987 per Einaudi. La dissimulazione attira d’ora in poi studiosi di vari paesi che ne esaminano i vari aspetti e le diverse implicazioni, a cui le garbate e pur abili riflessioni dell’autore aggiungono ognora nuovi spunti di sviluppo e aprono nuove vie di ricerca.
Chissà se l’autore, con la sua naturale e signorile ritrosìa, ne sarebbe stato compiaciuto oppure turbato.
Ma noi, lettori del XXI secolo, smaliziati e forse un po’ sfacciati, non possiamo non provare interesse, ed anche piacere, nel seguire i suoi amabili discorsi intorno ad un comportamento prudenziale – la dissimulazione – che rivela una grande attualità, per le affinità della nostra società con quella in cui visse Torquato Accetto.
