Libri Antichi

Conservato al primo piano della Biblioteca, all’interno della Sala Maffuccini e in parte in Sala Beltraniil fondo antico è interamente catalogato on line e consultabile sull’OPAC nazionale e di polo.

  • Goffredo da Trani, “Summa per titulos decretalium“, senza data e senza nota tipografica. La “Summa per titulos decretalium” fu scritta da Goffredo da Trani, insigne giureconsulto, nella prima metà del secolo XIII su incarico di Gregorio IX che lo aveva nominato subdiacono e cappellano. L’opera fu ritenuta per cinque secoli basilare per lo studio del diritto civile e canonico e fu ristampata più volte: a Venezia nel 1491, nel 1502, nel 1564, nel 1570 e nel 1584; a Basilea nel 1487; a Lione nel 1519 e a Padova nel 1667. Si tratta di un’opera che poi doveva diventare, nelle mani degli Inquisitori, un importante strumento per combattere infedeli, eretici, maghi e streghe, ovvero tutti i nemici dello Stato, della Chiesa e del pontefice. La “Summa Ganfredi” fa parte di quella preziosissima raccolta Beltrani che, fu ceduta dagli eredi dell’illustre storico tranese in parte alla Biblioteca “G. Bovio” di Trani. Non sappiamo come l’incunabolo fosse pervenuto nelle mani di Giovanni Beltrani: possiamo ipotizzare che lo storico possa aver acquistato il volume da qualche librario o antiquario napoletano, oppure che l’incunabolo provenga dalla Biblioteca dell’avvocato Filippo Festa, uomo coltissimo vissuto nel XVIII secolo, acquistata dallo stesso Beltrani.
    L’opera è scritta in latino ed è in cinque libri; i caratteri sono gotici e ogni pagina à stampata su due colonne di quarantaquattro linee ciascuna. Di questo incunabolo non si conosce nè il tipografo nè l’anno di stampa.

  • Tito Livio, “La prima decade delle Storie“, Roma 30 maggio – 20 luglio 1476. L’incunabolo, “La prima decade delle Storie di Tito Livio“, fino al 1954 era di proprietà dell’avvocato Emilio Gargano di Trani. Quando l’avvocato morì la sua famiglia donò alla Biblioteca circa 100 volumi tra i quali questo libro raro che fu restaurato grazie all’interessamento della Soprintendenza Bibliografica di Bari. L’opera è scritta in volgare ed ha molte caratteristiche particolari.L’incunabolo, che avrebbe dovuto comprendere 174 carte, ne conserva in realtà solo 162. A differenza della Summa Ganfredi, è povero di ornamentazioni. Per ciascun capoverso è stato lasciato dal tipografo, come si era soliti fare, un rettangolo per la decorazione della prima lettera di ciascun capitolo.

Molte cinquecentine in volgare risultano stampate a Venezia; le altre sono distribuite tra i seguenti centri editoriali: Bergamo, Bologna, Firenze, Lucca, Mantova, Napoli, Roma e Vico Equense. Esse provengono per lo più dalla biblioteca dello storico tranese Beltrani. Tra le cinquecentine di Trani ci sono frontespizi silografati degni di nota: la maggior parte ha solo la marca tipografica, altri sono interamente silografati. La illustrazione oltre che nel frontespizio, trova spazio all’interno del volume con la riproduzione di pitture e monumenti in conseguenza della maggiore varietà del contenuto dei libri.

Libri stampati intorno al 1660 a Trani dove era sita la tipografia di Lorenzo Valeri, prima tipografia stabile della Puglia.